mercoledì 18 giugno 2008

I coltelli di Padre Berluscon

Come i fucili di Madre Carrar, di Brecht.
Il signor B ha acquistato dei coltelli.
Il signor B è ostile al proposito dei suoi avversari della magistratura rossa di trascinarlo in tribunale e vuole a tutti i costi salvaguardarsi la pagnotta da Premier, utilizzando alla bisogna il più fiero dei suoi scudieri, tal Ghedini, il quale afferma che la giustizia italiana è completamente nemica del signor B e che, quindi, va fatta giustizia a colpi di decretisalvasilvio.
Ma quando al signor B gli portano ciò che è rimasto dell’ultimo barlume di democrazia, cadavere anoressico, impietosendosi, insieme con lo scudiero, parte per il tribunale per farsi processare per tutte le accuse pendenti, passate, presenti e in divenire.
Con ciò il signor B dimostra il grande rispetto che ha per le Leggi e l’innato senso dello Stato.
E i coltelli? Gli servivano per sbucciar lo spirito alle patate, ma anche alle rape.

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martedì 17 giugno 2008

Il signor B è "ad personam"

Il signor B è angustiato e s’interroga intimamente sul perché certa gente ce l’ha sù con lui. Lui, così scrupoloso ed efficiente, pensa spesso alla serenità dei suoi amici e non comprende proprio quegli atteggiamenti astiosi che certa magistratura di sinistra gli mostra quasi ogni giorno.
Il signor B è anche stanco di questo andazzo e non capisce perché lo si critichi a muso duro sugli atti ad personam che gli sono più cari.
Il signor B ricusa e riaccusa. Non vuole danni alla sua immagine di futuro grande statista.
Appronterà uno stanzone dove, intruppati, farà condividere ai giudici di sinistra gli stessi patimenti che si stanno facendo soffrire a lui.
Ma il signor B, dall’alto della sua magnanimità, poi li perdonerà, crollate e chiuse le ultime accuse invero ingiuste nei suoi confronti.
Non è forse vero che il signor B governa, comanda e ordina per legittima investitura popolare?
Signori, un plebiscito c’è stato in aprile, con la coda siciliana: vi par poco?
Il signor B pensa di non meritare tutte queste attenzioni contro e dice: “Se volete proprio prendervela con qualcuno, quello non sono io, ma il popolo italiano, causa e origine del mio potere. Avete voi il coraggio di osare contro il popolo?”.
Così, la sera va a dormire tranquillo, considerato che i conflitti non li scatena lui, ma il mondo esterno da lui.

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venerdì 6 giugno 2008

Un arciprete e un curato di campagna bussarono alla porta del papa

Davanti ad un gruppo di amici in allegria il signor B raccontò questa storiella.
Un arciprete e un curato di campagna bussarono alla porta di Benedetto XVI. La porta, anzi il portone, si aprì d’incanto e i due preti salirono le scale: erano a gradini leggeri e si perdevano nell’azzurro infinito, lassù dove il sole acceca gli occhi degli arroganti.

Entrati che furono nel Santo Uffizio del Papa, l’arciprete s’inchinò fino a toccare con la lingua il pavimento e baciò due volte la mani del Santo. Il curato, s’inchinò e basta, così restando per circa 40 minuti, pressappoco il tempo dei salamelecchi ufficiali. In un clima cordiale, tra sorrisi innocenti e battutine da educande, l’arciprete tirò fuori dalla tasca una carta arrotolata scritta di suo pugno che consegnò umilmente al Papa. Nel frattempo il curato decise di spostarsi dalla posizione inchinata e si prostrò supino completamente sfatto. Il pontefice diede un’occhiata distratta al rotolo di carta e pronunciò la famosa frase: “Sia fatta la volontà della Fao!”. L’arciprete, segnandosi tre volte, rispose: “E di Diouf”.

Espletato ciò, il curato si riassestò un altro inchino e poi s’innalzò per quanto era alto. Il card. Bertone, della famiglia delle tuniche rosse, gli fece cenno di accucciarsi e il povero curato pensò che una volta a casa avrebbe avuto bisogno di una passata di voltaren sulle natiche.

Il cardinale e l’arciprete s’appartarono per altri 40 minuti non senza essersi accomiatato con un altro paio di baciamani. Il cardinale disse: “Più soldi per le scuole cattoliche”; e l’arciprete annuì. Poi disse: “Prenda da me questa benedizione: è la stessa che impartisco per gli affamati nel mondo”; l’arciprete se la prese e uscì a marcia indietro e piegato in due.

Tornato che fu dal curato, gli fece cenno di scucciarsi e se ne andarono da dove erano giunti. Durante il tragitto di ritorno nessuno dei due osava aprire bocca, tranne un cane che li seguiva abbaiando. Era il cane del cardinale che, soffrendo un po’ la fame, decise di seguire i due, convinto che da quelle loro parti avrebbe trovato un po’ di minestra e tante, tante cagnette.

Era vero tutto ciò, dato che ogni male non viene per nuocere: le quote rose della cagnette delle libertà appena videro il cane affamato ruppero gli indugi e si azzuffarono per decidere chi per prima doveva accoppiarsi per incrementare la famiglia. Vinse la Cragnilla, e via via tutte le altre. La famiglia fu salva grazie al cane del cardinale e il pontefice ne fu ben fiero.

Raccontata dal signor B dinnanzi ad un bel fuoco in una notte tiepida di primavera.

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giovedì 22 maggio 2008

Il signor B e i fiori di Napoli

Nella sala delle barzellette da conferenza la competizione tra chi la crea più grossa è ormai al culmine. Risate scroscianti ad ogni frase, applausi a deflagrazione ad ogni battuta esilarante. Un modo come un altro per passare il tempo in attesa che bande di desperados vadano a forzare i blocchi di sorveglianza nelle discariche.

Chi sono questi desperados che la camorra manderà in avanscoperta contro l’esercito della Salvezza a sporcarsi la fedina penale per rimuovere i blocchi? Sono come quei peones vestiti di bianco, pura innocenza a fronteggiare il diavolo mascherato, che devono essere sacrificati in nome di un alto concetto ecologico, laddove “i camorristi non c’entrano per niente con la fomentazione degli scontri civili”.

Il signor B se ne sta in meditazione. Come una Cassandra presagisce che la cosa puzza dato che il resto dell’Italia è seduto sopra il Vesuvio e gli sovviene quella famosa battuta di Jeff Goldblum all’indirizzo del Presidente degli Stati Uniti, in “Independence Day”: “Il tempo è scaduto, e gli alieni (ogni riferimento ai camorristi non è casuale) ci estingueranno tutti”.
“La guerra è guerra, sia per i civili che per i farabutti”, pensa il signor B, e non finisce di completare il pensiero che un fiore, il “nontiscordardimé”, sorge, d’incanto, in tutti i siti abusivi.

Ma il signor B sa che a piangere saranno soltanto i poveri masanielli. C'est la guerre!

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martedì 20 maggio 2008

Il signor B e la vile aggressione civile

(4 Maggio 2008)
Il signor B ha raccontato d’esser stato testimone d’una vile aggressione ai danni di una piccola rom che si era rifiutata di offrire una caramella ad un baby-gang di ragazzini rumeni che parlavano tra di loro in lingua rumena.

Il signor B, choccato da quanto ha visto, ha raccontato ai carabinieri di una grande città della Padania che la bambina, insieme ad altre due bimbe rom, stazionava davanti ad una pasticceria chiedendo l’elemosina. La bambina vittima dell’aggressione, per la verità, stava intralciando il traffico ai pedoni con continue insistenze e pressioni per ottenere un po’ d’elemosina; ad un tratto irrompono cinque ragazzini rumeni armati di spranghe, tirapugni e coltelli e circondano le bimbe. Chiedono una caramella al miele, anzi cinque, ma al netto rifiuto delle bimbe, dato che ne erano sprovviste, incominciano un pestaggio infernale fatto di calci e calci e calci e pugni, fino a sventrare il cranio della più piccolina.

Il signor B, che stava in disparte, a questo punto decide di intervenire chiamando i carabinieri, ai quali non è rimasto altro che constatare la vile aggressione dei soliti violenti clandestini. La bimba adesso è ricoverata in ospedale dove versa in disperate condizioni e si teme per la sua vita.

I cinque ragazzini, identificati a causa della loro parlata rumena, attualmente sono ricercati dalle forze dell’ordine organizzati in una vera e propria caccia al rumeno.

Il signor B, testimone oculare del fatto, è stato fatto segno di grandi complimenti per la solidarietà dimostrata e per il civile comportamento che però non ha potuto evitare l’arresto dei cinque ragazzini rumeni.

La mamma della bimba rom tra le lacrime ha chiesto che i giovani delinquenti vengano presi, processati e giustiziati: occhio per occhio, dente per dente.

E meno male che i protagonisti di questa vile aggressione non sono italiani. Grazie a Dio!

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Gli ultimi vagiti da signorino del signor B

(28 Aprile 2008)
Fra pochi giorni il presidente Napolitano aprirà le consultazioni che, come ben sappiamo, risulteranno brevi, a causa della liquefazione di alcuni partiti.
Il promesso sposo convolerà a nozze da quel galantuomo che è e gli Italiani udranno e vedranno cose che nemmeno la buonanima immaginava.

Il signor B è finalmente chiamato all’appuntamento più importante e cruciale della sua carriera politica; muoverà i primi passi da statista. In questa galoppata verso il massimo colle sarà accompagnato dall’abituale bandana e dal sorriso a quattro ganasce a tutti ormai noto. E sarà un uomo nuovo quello che governerà l’Italia. Il suo primo pensiero, quello di ripulire la Campania e Napoli dagli immondi rifiuti, è in cima alla sua agenda; talmente in cima che per toccarlo con mano deve salire su per una scaletta a forbice.

Il signor B è atteso ad amministrare questo Paese da uomini che sono in grandi ambasce: riuscirà davvero?; lo faranno governare fino all'ultimo?; ormai l’uomo è maturo come un fior di loto, e se tutto andrà come si prevede cadrà a fagiolo e si scafazzerà al suolo, presto gli Italiani usciranno dal tunnellellelle del disossamentoooo.

La statura dello statista non ne risentirà punto dato che non all’altezza si guarda, ma alla immanità dei Grandi ideali di Libertà e di Fratellanza.
Sia concesso all’Italia, che il signor B ha l'orgoglio di governare, questa forza della natura che si chiama Forza Italia, le sia concessa questa bolla di Felicità.
Il Partito delle Libertà porta con sé questa grande novità di concretezza e di primizie: nuovi profumi all’orizzonte si profilano e si prefigurano sensazioni di eterna agiatezza per tutti.

Son finite le giornate grigie; incominciano le giornate che vedranno l’equinozio di primavera assurgere a nuova festa nazionale, civile e anche... religiosa.
Melius abundare quam deficere!

Una festa che durerà una settimana e che vedrà il Colosseo riaprire i suoi spazi e riammettere al suo seno i cittadini liberi e felici, contenti e sereni, ricchi e superbi, biondi di capelli e azzurri di occhi. Folle di padani, simili ai fedeli di Padre Pio, caleranno novelli galli in Roma e ci sarà la pace tra lanzichenecchi e papalini.

Il Colosseo, degno testimone della futura Repubblica presidenziale, già ride ai futuri fasti.
Ne sarete degni voi?

L’ora segnata dal destino che batte sulla capa della nostra Patria sopraggiunge fatidica e senza por tregua in mezzo: il signor B. vincerà la scommessa che la sinistra non ha mai saputo portare fino in fondo e non vorrà gratitudine futura, ma un marmoreo busto sarà sufficiente a ricordarlo e nei nuovi libri di storia che saranno riscritti rapidamente e posti in vendita nelle bancarelle al prezzo irrisorio di € 2.00 più Iva, emergerà gigantesca una fototessera come da immagine.

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I fucili del signor B

(27 Aprile 2008)
Il neo-premier ha così creduto, con questo gesto, di rendere un servizio alla nazione e uno all'amico suo. Cosa credi che significasse quel gesto minaccioso e foriero di sventure? Niente di che preoccuparsi. Era solo il semplice gesto di un uomo che ama scherzare populisticamente. Il gesto della corna, il gesto del fucile, la strizzatina di palle e anche lo schiaffo del soldato sono perdonabili goliardate del suo immane repertorio estetico.

E puntare un'arma scarica pubblicamente cos'è: un'allegoria socialdemocratica o necrofilia democratica? Ma anche: questo genere di scherzo può essere restituito al mittente?
Ho paura che se mai qualcuno gli avesse ritorto contro lo stesso gesto, avrebbe corso il rischio di essere malmenato dalle sue guardie del corpo. Infatti, essere sparati a salve dal neo-premier è molto più suggestivo che buscarle dai suoi gorilla. È un'esperienza di immortalità relativa: lui spara scherzando, tu fai "Ah!" scherzando, e cadi a terra in una pozza di risate sanguinanti; poi telefoni - cioè, fai telefonare ad un amico - al suo vice e gli chiedi se questo genere di scherzi sia anticostituzionale. Quello ti dice che ne dovrà parlare con il suo duplex e alla fine ti darà un parere sfuggente e molto marmoreo: "Se muori non è colpa del premier ma tua che non ti sei spostato!".

Poi, andrai a vedere il tuo funerale, sempre per scherzo, e ti riconoscerai in quella scritta incisa su pietra: "Qui giace un galantuomo che non si spostò a tempo debito dagli spari a salve, molto scherzosi, del Premier. Quest'uomo piacque finché fu serio, ma non appena si aprì fiducioso alle celie, si beccò una paresi a salve mortale".
Ps.: nessuno si prese la briga di sequestrare i fucili a salve del Premier.

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lunedì 19 maggio 2008

Storielle segrete del signor B

(24 Aprile 2008)
Il signor B, tornando dalla cena a casa del signor Cossiga, è andato ieri pomeriggio con l’amico Letta a trovare il signor Napolitano. Insieme non si sono ascoltati.
E hanno parlato di architettura.
Finito il conclave, il signor B ha parlato, all’aria aperta e a briglia sciolta, di iperboli leghiste e di smaronamenti del kaiser.

“È un secolo che aspetto”, riferendosi ad un Bossi con l’acquolina in bocca, a nome di Calderollo, "un vice premierato"! Prima iperbole, andata a vuoto: Calderollo, c’è rimasto male, anche a nome del suo suino.
“In un secondo vado e te lo porto”, risponde il signor B; ma anche la seconda iperbole è naufragata peggio della prima, a causa delle ristrettezze di spazi in cui naviga il signor B: troppi famelici da sfamare, e forse sta pensando seriamente a dimettersi da tutto al grido di: “Andate a ramengo!”, dopo che l’amico della lega lombardo-sicula gli ha fatto sapere, tramite pizzino, che pretende più visibilità. A ciò si può ovviare, dice il signor B: “L’ho consigliato di salire su in cima al vulcano e farsi così osservare da tutti”.

Nel mezzo della «normale dialettica» fra alleati il signor B non nasconde una certa preoccupazione per la prostatica allegoria di alcune sue iperboli. La più famosa, in ordine di tempo, è quella che lo vede presidente di una squadra di calcio di cui è anche allenatore e massaggiatore, tecnico e raccattapalle, arbitro e guardialinee, medico e custode, portinaio e bigliettaio, controllore e autista. Tutti personaggi con una prostata grossa quasi quanto la mezza faccia della luna. Ecco perché l’altra faccia della luna non si mostra mai.

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domenica 18 maggio 2008

Storielle del signor B

(23 Marzo 2008)
Il signor B parlando della sua cattiva abitudine di smentire le dichiarazioni del giorno prima, raccontò questa storiella: “Un signore che passava da Vicolo Stretto volle sapere da un fanciullo in lacrime il motivo della sua pena.

- Avevo messo insieme alcuni euri per andare al cinema, - disse il ragazzo - quando mi si avvicinò un signore rassomigliante in tutto e per tutto al signor V; appena mi fu accanto me ne strappò la metà dalla mano. Eccolo, lo vede, è quello là.
- E non hai chiamato una guardia, un difensore della libertà, la tua mamma, il tuo babbo? – chiese il passante.
- Certo, - disse il ragazzo singhiozzando sempre più forte.
- E nessuno ti ha dato retta? – gli chiese il passante accarezzandolo amorevolmente.
- No, - singhiozzò il ragazzo.
- E non potevi strillare più forte? – disse il passante.
- No! – affermò il ragazzo.
- Bene, allora dammi l’altra metà.
Gli strappò di mano gli ultimi euri e continuò tranquillamente la sua strada.

Raccontata dal signor B, davanti ad una platea di persone stanche di subire le ingiustizie.”

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